Un capitolo dopo l’altro procedo spedito verso la meta. Non sono passato spesso per questi lidi (non sono passato proprio per niente, tanto che avevo un sacco di spam e robaccia da smaltire), ma ora, con calma, riprendo a blaterare come di consueto.
Fra i lavori e gli impegni, l’editing del prossimo libro per Reverdito Editore – Lo Spirito del Vento di Pierdomenico Baccalario – e la lettura degli inediti, che continuano a piovere (grazie a tutti!), ho anche trovato un po’ di tempo per leggere, ho fatto un po’ di ricerca per progetti futuri, e mi sono lanciato in compere estive. Fra cui:




L’ultimo lo sto già leggendo, era una mancanza che dovevo coprire. Non mi esprimo ancora su questo classico della letteratura di tutti i tempi, sono a metà, si presta a molte rilfessioni, ma non è ancora tempo per farle. Mentre fra i libri che ho cocnluso da poco, c’è:

L’ho recensito su anobii, e ne ho detto quanto segue:
Bersi in un mese e mezzo la saga di J.K. Rowling lascia un certo vuoto quando si arriva alla conclusione. Una lettura piacevole e intrigante, che fa ridere e pensare visti i temi che sfiora con garbo.
Il pregio della serie sta, dal mio punto di vista, nello stile di scrittura: rapido, fresco, senza sbavature. E questo fin dal primo libro della serie.
I personaggi arrivano subito dopo, e fra i migliori, su tutti, Piton e Silente. Complessi, sfaccettati, realistici. Uomini che sbagliano, che hanno sbagliato, con più o meno difetti, ma che alla fine perseguono un ideale con ogni mezzo possibile. In più occasioni ho trovato invece Harry troppo “fastidioso”, al limite del pedante, nei primi quattro romanzi era più calato nel suo ruolo e gradevole. Dal quinto in poi l’autrice l’ha reso un po’ troppo scavezzacollo come se, invece di maturare con gli anni e apprendere dal suo vissuto, non avesse imparato un accidente dalle sue tante avventure. Del trio, preferisco in assoluto Hermione. Il carattere riflessivo inserito dalla Rowling, che si sofferma a pensare a ciò che fa (e non a caso, se si bada, in quasi tutti i volumi ossannato da qualche personaggio fondamentale della serie e quindi, di riflesso, dalla Rowling stessa). Per finire Ron, sempre meno macchietta con l’andare della storia.
Poi c’è l’intreccio. Probabilmente iniziato a emergere dal quarto o quinto libro in poi. Non credo l’autrice sapesse all’epoca dei primi tre come gestire il marasma di informazioni che sono seguite fra il sesto e il settimo volume. Alcune spiegazioni un po’ tirate via, ma le si perdona tutto grazie a quello stile di scrittura avvolegnte che la caratterizza.
Per finire, una nota sul famoso “Diciannove anni Dopo” che chiude questo volume. Si ritorna all’impianto fiaba, si chiude il cerchio, si riprende l’inizio del primo volume e (un po’ troppo bruscamente) si esce dal cupo e doloroso finale di una lunga guerra tra Bene e Male.
Bon, torno a scrivere, il capitolo 17 (argh!) chiama!
L.