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Archive for settembre, 2010

Noi portiamo il fuoco

mercoledì, settembre 22nd, 2010

 More about La strada

Cormac McCarthy in La Strada pone un sacco di domande e allo stesso tempo ci regala un sacco di rispose. Perdita di valori, mancanza di comunicazione, un cataclisma umano e non solo naturale, persone “senza più nomi” e quindi spersonalizzate. La paura di ciò che può nascondersi dietro l’angolo, e non più del diverso, ma di ciò che conosciamo bene. Le bassezze a cui può spingersi il genere umano e gli orrori che la mente di un uomo può generare: non solo sogni bellissimi, ma incubi di carne e sangue.

Con una prosa secca, asciutta e senza fronzoli, in un mondo che di fronzoli non ne ha più nemmeno uno, ci racconta con maestria una storia toccante e dura.

Su tutto, la luce, appunto il fuoco che un padre e un figlio portano con loro: il loro affetto. Forse, chissà, l’unica cosa bella e pura rimasta sulla faccia della terra.

 

L.

There’s a different song

martedì, settembre 21st, 2010

Sto leggendo:

More about La strada

La Strada di McCarthy è un viaggio (lungo quella strada, non lo so ancora. presto per dirlo). Certo che è che l’inizio mi ha confuso, ma già a pagina 50 quella confusione ha lentamente preso posto. E ora il viaggio s’è fatto molto più intenso e profondo.  

More about Sesto viaggio nel regno della fantasia

Ho comprato:

More about Accabadora

More about La passione di Artemisia

More about La ragazza con l'orecchino di perla

Fra l’altro gli ultimi due libri sono di un nuovissimo editore (o meglio: realtà editoriale): BEAT, che altri non è che l’unione di tre interessantissime  case editrici: Neri Pozza, Minimum Fax e La Nuova Frontiera, che hanno deciso di dar vita a una serie di tascabili uno più bello dell’altro, e così ho voluto saggiarli con mano. Ci sono già 5 titoli in libreria. Mi sono accontentato di questi 2, ma erano davvero intriganti anche gli altri.

Non ho trovato:

More about Lettere contro la guerra

La risposta di Tiziano Terzani a La Rabbia e L’Orgoglio di Oriana Fallaci. L’ho cercato, ma non sono riuscito a farlo mio. Non desisto, sono davvero curioso di leggere le posizioni di questo autore che amo molto.

E una poesia:

“Che tu mi copra di insulti, di pedate, di baci, di abbandoni, che tu mi lasci e poi torni senza un perché senza un variare di senso nel largo delle mie ginocchia a me non importa perché tu mi fai vivere perché mi ripari da quel gorgo di inaudita dolcezza da quel miele tumefatto e impreciso che è la morte di ogni poeta.”

(Alda Merini)

 

Grande Alda Merini, eh? E’ stata una poetessa sopraffina. Peccato non le sia stato insignito il Nobel: lo meritava eccome.

C’è passione in quello che dice, c’è profondità e una tecnica invidiabile. Scrivere in versi non è così facile come può sembrare, lei era una dea in questo. Ho cercato la silloge da cui è tratto questo componimento, uno dei suoi tanti lavori. Non l’ho trovata, ma non mollo. E’ una poetessa che mi ha sempre affascinato, come tanti altri a dire il vero, e quindi presto o tardi lo sfizio di leggerla con cura me lo leverò.

 

L.

Winter is Coming

lunedì, settembre 20th, 2010

 

George R.R. Martin ha, secondo il mio modesto parere, una qualità indispensabile per un Autore con la A maiuscola: quella di saper intrattenere.

More about Il dominio della Regina

Questo di sicuro non è il romanzo migliore che ha scritto. Questo di sicuro non è il più avvincente. E, altrettanto di sicuro, è quello in cui avvengono meno fatti ed eventi eclatanti: sono pochi i colpi di scena ed essendo “la metà di una metà” il ritmo del libro ne risente grandemente. Però, c’è un però: il libro si lascia leggere con una piacevolezza incredibile. Credo di poter contare sulle dita di una mano gli autori capaci di tanto, e uno di questi è proprio Martin.

Tanti personaggi, tutti protagonisti come nella vita di tutti i giorni. Non c’è un eletto, un prescelto, un predestinato. O meglio, sì, ci sono anche, ma non sono immuni dalla caduta. Non credo – e dico solo “credo”, l’autore è insondabile in tutto ciò – che farà patire più del dovuto personaggi come Jon Snow, Daenerys Targaryen o Tyrion Lannister: hanno un’aura da predestinati che, sebbene feriti, schiacciati, gettati nella polvere, Martin continua a preservare (per ora). Ma è tutto sempre in forse con lui. Di carne al fuoco ce n’è tanta e il mosaico di vite può elevare di colpo un umile paggio a protagonista se – il destino, il fato, i casi della vita – lo portano a contatto con i grandi eventi narrati in questa saga.

Saga che, a ben vedere, in questo libro mette bene in mostra le figure femminili. Tutte molto credibili. I capitoli che ho preferito maggiormente sono senza dubbio quelli dedicati alla Regina Cersei. Crudele. Sofisticata. Doppiogiochista. Più di una volta ho sogghignato nei capitoli dedicati a lei, quando Martin ci mostra ciò che dice alla sua corte sempre in gran fermento e come contraltare ciò che invece la regina pensava realmente. Credo sia un personaggio davvero interessante, anche se temo il suo destino potrebbe rivelarsi ben presto per quello che è. Interessante è anche Brienne, la Vergine di Tarth: una guerriera mastodontica, per nulla femminile, eppure, capace di strappare riflessioni non banali sulla sua condizione non certo facile.

Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco restano, a mio avviso, la migliore espressione di un genere fantasy epico che, fortunatamente, sa allontanarsi dai cliché del passato e rinnovarsi di continuo. Il volume precedente l’ho letto 3 anni fa, ma rientrare nel mondo di Martin è stato un attimo.

E’ stato un po’ come tornare a casa.

Numbers

domenica, settembre 19th, 2010

Per chi mi aveva chiesto cosa ne pensavo, eccolo!

More about Numbers 

La prima cosa che viene in mente leggendo Numbers di Rachel Ward è un liberatorio: “finalmente!”. Sebbene la trama sia in sé decisamente pensata e dedicata a un pubblico adolescenziale, e non osi più di tanto nel narrato, il testo non ricalca in alcun modo l’oramai abusata, straletta e vituperata letteratura in stile Meyer. O per dirla in parole povere e più brevemente: non ci troviamo davanti a un’altra paranormal romance, con vampiri sospiranti, angeli col batticuore, o adolescenti magicamente dotati.

Fin dalle prime pagine si respira una caratterizzazione più decisa dei personaggi, specialmente dei due principali, Jem e Spider, e la storia si tinge di tinte cupe. Una madre morta per overdose, i quartieri più degradati di Londra, una classe fatta di alunni che hanno pochi dei soliti cliché a cui oramai siamo, non dico abituati, ma bensì soffocati. Nulla di fashion. Nessun bellone dalla mascella scolpita e nessuna svenevole ragazzina che si crede brutta e sola, e invece scopre di poter essere bella e seducente.

No. Tutto questo, ed è il pregio principale di questo romanzo della Ward, permette di evitare l’effetto “stucchevole”: che è il grande limite dei romanzi-clone nati dopo Twilight.

L’autrice inoltre ama osare nella caratterizzazione dei protagonisti. E’ vero, Jem ha un dono che non sa controllare e che non vuole, che l’ha resa una diversa, ma la Ward non scade subito nel facile buonismo. Anzi, cerca di relegarla in situazioni che la mettono in seria difficoltà, e che la segnano. Una madre morta per overdose a cui segue il suo ritrovamento in condizioni al limite, una serie di scuole e di famiglie che tengono la giovane in affidamento, una vita allo sbando e, per renderla ancora meno femminile, una scena proprio nelle prime 100 pagine del romanzo in cui la fa radere a zero. Come controparte maschile troviamo Spider, ma non è il rovescio della medaglia. Anzi, ci si trova in una situazione simile. Una vita difficile e problematica, cattive compagnie, insofferenza per ogni forma di autorità, e un aspetto di sicuro ben lontano dai soliti stereotipi (che oramai hanno annoiato anche le pietre) del bellone ricco, seducente e eterno. No, niente di tutto questo, ma un ragazzo di colore, allampanato e trasandato, dal carattere bizzoso e che della propria persona si cura ben poco, come della propria igiene personale.

Altro punto a favore del romanzo è la scena di sesso tra i due giovani in fuga. Un altro cliché che la Ward abbatte senza troppi rimpianti. Ci sono serie per giovani adolescenti che prima di un casto bacio fanno scorrere fiumi d’inchiostro e un paio di tomi. Sono scelte narrative come altre, nulla da dire in merito (almeno finché non diventano un cliché abusato da troppi autori). Peggio ancora quando i protagonisti devono arrivare a consumare la loro passione – solitamente protratta per un minimo di 5 o 6 volumi – e ci si abbandona a decrizioni chirurgiche (meglio se descritte in più capitoli). Vero è che esistono anche le serie che, al contrario di queste, giocano invece sulla seduzione spinta oltre ogni limite (e in questo caso i 5 o 6 volumi si riempiono di scene altrettanto chirurgiche, ma degne di un contorsionista con qualche patologia sessuale grave).

La Ward no. Entro pagina 200 il rapporto tra i due ragazzi viene delineato, analizzato e portato alle sue logiche conseguenze. Molto, verrebbe da dire, naturalmente. Non lo fa pesare in alcun modo, e nemmeno lo trascina forzandolo.

I difetti del romanzo però stanno, forse, proprio nelle premesse che Rachel Ward ci propone, e che brevemente abbiamo riassunto qui sopra. C’è davvero la possibilità per leggere qualcosa di “diverso” e di “nuovo”, sopratutto in ambito della (oramai arcinota) letteratura per adolescenti dotati di strane qualità. Ma la stessa Ward osa fino a un certo punto e non si spinge oltre. Il mondo “nero” e “cattivo” in cui vive Jem, non è poi così nero e cattivo. La storia e gli eventi che ci racconta smentiscono in parte quello che ha voluto creare, ed ecco che Jem trova spesso e volentieri una strada un po’ troppo spianata, e persone in certi casi un po’ troppo gentili con quella che, a tutti gli effetti, non solo è una perfetta sconosciuta dall’aria poco rassicurante, ma anche una ricercata (due scene su tutte: quella del passaggio in macchina offertole da una madre con due figli piccoli; e, successivamente, l’aiuto inaspettato da parte di una ragazza sua coetanea, figlia di un poliziotto di una piccola cittadina).

In definitiva è l’impianto in sé mostrare a qualche segno di cedimento. L’intento è buono, l’idea di base pure, la convinzione nella costruzione degli eventi un po’ meno, come se l’autrice stessa si rendesse conto che per un certo tipo di pubblico scelte troppo forti potrebbero essere interpretate malamente. Questo però non le impedisce di scrivere un epilogo che non esitiamo a definire amaro. Evitiamo di entrare nel merito degli eventi per chi volesse leggere il romanzo, ma allo sviluppo a volte troppo “facile” della trama, segue una chiusura non altrettanto facile e che tratta temi anche molto forti, senza risparmiarci nulla.

Numbers di Rachel Ward è sicuramente un thriller per un pubblico giovane, per adolescenti, che tenta di andare oltre – per idee, eventi e scelte narrative – gli scontati cliché del genere. Ci riesce, in parte. E immette così nuova linfa in questo filone narrativo spesso scontato e banale. Ma non in questo caso.

Questioni di carattere

mercoledì, settembre 15th, 2010

Alla vigilia della catastrofe pensavo a ben altro: lavoravo al romanzo che chiamo il-mio-bambino. Un romanzo molto corposo e molto impegnativo che in questi anni non ho mai abbandonato, che al massimo ho lasciato dormire qualche mese per curarmi in ospedale o per condurre negli archivi e nelle biblioteche le ricerche su cui è costruito. Un bambino molto difficile, molto esigente, la cui gravidanza è durata gran parte della mia vita d’adulta, il cui parto è incominciato grazie alla malattia che mi ucciderà, e il cui primo vagito si udrà non so quando. Forse quando sarò morta. (Perché no? Le opere postume hanno lo squisito vantaggio di risparmiarti le scemenze o le perfidie di coloro che senza saper scrivere e neanche concepire un romanzo pretendono di giudicare anzi bistrattare chi lo concepisce e lo scrive).

 

Da La Rabbia e L’Orgoglio, della Fallaci. Vi dirò, spesso e volentieri non sono d’accordo con quanto dice la Fallaci (non per questo mi scandalizzo, o cerco di demonizzarne la figura come alcuni). Ha fatto negli anni, sopratutto gli ultimi, una serie di esternazioni che trovo  immotivate, irrispettose e poco profonde. Ma a volte, come qui sopra, mi trova d’accordo. Mi riferisco alla parte fra parentesi (e che io ho messo in grassetto).  Quante ne ho lette a giro, uuuh.

Purtroppo non c’è verso. Ho letto da qualche parte che questo deriva dalla “mania del blog”. Col proliferare del parere incontrollato, esplode il critico sopito che è in noi, lo Sgarbi irragionevole, il furioso e a volte invidioso mollusco che vorrebbe ma non può.  Sì, questa volta concordo con la Fallaci. Per il resto, mi affascina, mi piace la sua grinta (resto sempre colpito dalle persone di carattere. Ma attenzione: persone che davvero dimostrano di essere di carattere, non stupidi blogger che si nascondono dietro uno pseudonimo senza metterci la faccia). Resta che, se devo specchiarmi in qualcuno, mi sento più vicino alle opere di un Terzani. Provate a leggere La Fine è il mio Inizio, se vi capita e ne avete voglia. Mi direte.

L.