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Archive for agosto, 2009

Just a Touch of Love

lunedì, agosto 31st, 2009

Tempo fa avevo detto che la protagonista del mio primo romanzo, Il Fuoco della Fenice (La Corte Editore, 2009) si era affacciata nuovamente nella mia mente. Non ha fatto grandi comparsate, sia chiaro. Lei non è il tipo. Non ne fa. Non mi ha nemmeno chiesto di scrivere un seguito. Mi ha lasciato solo una lettera.

Sono passati mesi, non è più tornata a farmi visita. Forse ho immaginato tutto e lei se ne sta come l’ho lasciata alla fine del Fuoco della Fenice. Forse, invece, qualcosa è cambiato. Io non so dirlo. Non voglio saperlo. Però lascio qui le sue ultime parole, perché non vadano dimenticate per sempre nella memoria di un polveroso PC.

 

 

***

 

PROLOGO

 

Addii

 

 

Il deserto respirava assieme a lei. Le pietre, le stelle e le creature di Baja facevano lo stesso.

L’oceano, l’ultimo rimasto sulla faccia della terra, era là davanti ai suoi occhi e al tramonto assumeva sfumature metalliche, tanto da sembrarle simile a vetro nero. Per un istante quello spettacolo allontanò gli spettri che la ragazza aveva nel cuore e respirare fu un po’ più semplice, meno doloroso.

Cercò di imprimersi tutto nella memoria, con un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa. Poi lasciò che il vuoto che cresceva in lei dilagasse. Non c’era più nulla che potesse fare, oramai, e lentamente prese il foglio e la biro che aveva portato con sé. Cercando di non tremare, iniziò a scrivere:

 

Baja, 10 aprile

 

Alcor,

 

lo sai che ti amo.

È come se ti amassi da sempre.

 

La biro lasciò che una grossa macchia d’inchiostro si spandesse sul foglio, nera come l’inizio di un incubo.

La fissò per qualche istante, affascinata, mentre voci dentro di lei le dicevano di lasciar perdere, di alzarsi e scappare. Lui non avrebbe capito. Lui non avrebbe ascoltato la sua preghiera. Si sarebbe soltanto infuriato. Era inutile spiegare troppo: doveva agire e basta. Solo quello.

Lei non ascoltò, e riprese da dove si era interrotta.

 

Ecco, dovrebbero bastare queste parole e non dovrebbe servire altro. So già che hai capito. È come se ti vedessi, come se ti avessi qui di fronte a me.

Ti amo, Alcor. Voglio dirtelo, voglio scriverlo, voglio che il dubbio non si insinui mai nella tua mente. Lo so, mi sembra sciocco dovertelo scrive. Ce lo siamo detti così tante volte che davvero mi sembra impossibile doverlo fare. Ma ciò che ti sto per dire lo richiede davvero. Non ho più tempo, Alcor. Non ne ho più.

Ultimamente non sono stata troppo bene.

In verità, sono stanca.

Da quando il Tempio della Predicatrice è andato distrutto, da quando sono fuggita dalla Grande Metropoli assieme a te, ho fatto di tutto per scappare dal mio passato.

Ho riso. Ho pianto. Ho faticato. Ho lasciato che le cose mi travolgessero. Ti ho amato. A modo mio, ma pienamente: con tutta me stessa. Ma ultimamente i fantasmi del passato sono tornati a farmi visita.

Perdonami, Alcor, per non avertelo mai detto.

Ho resistito più che ho potuto.

Li ho ignorati. Ho lasciato che le loro voci non mi turbassero, almeno all’inizio. Ma col passare dei giorni, e dei mesi, sono diventati più insistenti. Ora mi stanno dicendo delle  di non… ma no, non li devo ascoltare. Devo scrivere questa lettera per te, devo farlo. Poi sarò in mano loro e non ci sarà più bisogno di resistere. Mi chiedono delle cose, sai. Mi spingono a dire e a pensare ciò che non avrei mai immaginato di dire o di pensare.

Alcor, devo fare qualcosa.

Devo seppellire questi spettri del mio passato, ma non posso farlo qui, non con te che del mio passato sei una parte fondamentale.

Mi dispiace…

E no, non è importante con quanta forza io cerchi di liberarmene. So che mi diresti questo, ti conosco, ti amo, so che me lo diresti.

Ma la sensazione che devo andare via, che devo fare qualcosa, o almeno provarci o fallire nel tentativo, non mi abbandona mai.

Non so dove andrò, ma so che devo farlo.

Se non trovo il coraggio per dirtelo è perché ho davvero lottato molto, e non volevo che tutto questo accadesse.

Ma non voglio più combattere, Alcor. Non posso. Sono così stanca… e non voglio che tu mi veda in questo stato, è l’ultima cosa che desidero al mondo. So che sei preoccupato, so che hai notato qualcosa di strano in me. Non posso più nasconderlo. Per questo ti scrivo questa lettera. Per questo quando la troverai, io non sarò più qui.

Vorrei dirti molte altre cose, ma non ne ho più le forze. La mia volontà vacilla, non riesco più a leggere ciò che ho scritto.

Perdonami, se puoi.

Ma sappi che ti amo. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi due assieme.

 

Ti amo, per sempre.

 

Twil

 

 

Il deserto per un momento trattenne il suo caldo respiro. Della ragazza che aveva scritto quelle poche righe non c’era più traccia. Non restava altro che la sua lettera appoggiata sotto a una grossa pietra appuntita, nei pressi della casa che aveva abitato per qualche anno. Le vecchie lamiere cigolavano con insistenza e se qualcuno fosse stato là, in quell’istante, avrebbe pensato che stessero piangendo.

Di lei, più nulla. La ragazza che era stata Twil, la giovane donna che aveva messo in ginocchio gli Dèi, non c’era più. Non una foto, non un oggetto che in qualche modo ne avesse per un istante segnato il passaggio in terra. Era diventata come i fantasmi di cui aveva parlato: poco più di un ricordo…

 

 

FINE

 

Ciao,

L.

Cosa vuoi che dica?

venerdì, agosto 28th, 2009

Questo blog mi chiama, non posso farci nulla. Mi è più semplice scriverci (o quasi). Vuoi vedere che era la grafica nera nera nera a inibirmi? Chissà… Ho pure ripreso le mie letture “per lavoro”, e quella che mi è arrivata questa volta, ah – apriti cielo, è una bomba di libro. Molto coinvolgente, non c’è che dire, un inizio che cattura. Sono davvero parecchie pagine, ma se sono tutte così c’è solo da esserne contenti.

 

Ho pure pensato (ogni tanto capita, già…) che, vista la nuova capacità di scrittura su Horizon, e il nuovo taglio professional del blog, vi saluterò ogni volta (che me ne ricorderò!) con aforismi e pensieri di Scrittori con la “S” maiuscola. Quindi…

 

“L’infelicità si trasforma in felicità se le diciamo sì”.

 

(Hermann Hesse -  La Felicità. Versi e Pensieri).

 

L.

Precipitando nella tana del Bianconiglio

mercoledì, agosto 26th, 2009

Eccoci, che ve ne pare?

Io sono soddisfatto, voi?

Questo blog così com’è ora mi piace. Non è eccessivo, ma è diretto e pulito. Più chiaro del precedente, più moderno e solare. E con informazioni più precise, insomma: mi rispecchia molto di più e mi fa venire più voglia di sparare ca… di dire cioè cose altissime finanche filosofiche, direi.

Mentre le letture procedono a ritmo sostenuto, il mese di agosto 2009 batte tutti i record, vi avverto, di libri letti o riletti, pensavo a un racconto che mi frulla da un po’ nella testa. Non ho mai fatto mistero che mi piace scrivere racconti, tanto quanto romanzi ovvio. Il racconto però ha una dimensione più immediata e intima: o ti cali subito nel personaggio e nella trama, o è meglio se eviti di farlo perché il risultato sarà irrimediabilmente illeggibile. Il racconto ha una sua chimica, un suo modo di essere costruito. Non ci sono vie di mezzo, è inutile. Ed è una bella sfida da vita a qualcosa in così poco spazio, no? Da poco ho letto un racconto brevissimo, 5 pagine, di Ursula K. Le Guin (autrice che non amo particolarmente, a parte il libro I Doni, splendido), che dire del suo racconto? Stupendo. Come piacciono a me, con colpo di scena finale e ribaltamento di prospettiva. Perfetto.

È vero, però, il racconto non ha un gran mercato in Italia (rettifico: i racconti non ne hanno proprio, non vengono “pagati” o “comprati”, i casi sono rarissimi, e si parla sempre di autori affermati) tuttavia sono un’ottima scuola. Permettono di focalizzare ciò che si deve dire in poche battute e, soprattutto, si è costretti a mantenere quella rotta. Io, devo dirlo, mi sono sempre divertito a sfidare me stesso con la scrittura di racconti i più brevi possibili (es. con partecipazioni a premi come il 300 parole per un Incubo: 300 parole per un racconto, con un senso, una trama, un personaggio. Non è così immediato, provateci). Inoltre, credo fermamente che i racconti insegnino a strutturare scene credibili anche per l’economia di un romanzo (per questo è utile scriverne, almeno dal mio punto di vista).

Bene, ho blaterato abbastanza. Posso andare. Oh, no, il mio racconto… be’, l’idea c’è tutta, vedrete che mi tornerà buona. Il finale mi è venuto in mente dopo aver osservato ben bene questo video, ma chissà di che parla il mio racconto…

Ciao,

L.

Ritinteggiando la Casa Virtuale

lunedì, agosto 24th, 2009

Bon, direi che per ora il lavoro è fatto. Non so bene, eh. Oggi mi sono svegliato con l’idea di cambiare un poco questo blog che ho dal 2007, e da poco (si parla di minuti) ho modificato tutto. Non so cosa ho combinato. Pazienza, siate pazienti con me, molto. Consiglio, la frase d’ordine è: Sì, Luca, sì. Con quella andate sul sicuro. Con gli ultimi istanti di lucidità che mi rimangono, vi volevo anche consigliare un saggio davvero speciale.

Questo:

 More about La fine è il mio inizio

Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos’è stata la sua vita e di cos’è la vita: "Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto", dice. Così racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità. E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. "Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte." Un testo che è il suo ultimo regalo: il nuovo libro di Tiziano Terzani.

Una lettura potente, inarrivabile. Mi piace ciò che ha detto Terzani in questo libro, non necessariamente condividendo tutto. Però mi piace. È una lettura che, nel bene come nel male, mostra la medaglia il suo rovescio e, dico io, anche ciò che sta “dentro” la medaglia stessa. Potente, senza dubbio.

A presto con, spero, qualche news succosa.

L.

N.Y.

domenica, agosto 2nd, 2009

Eccomi di ritorno fra questi lidi, dopo la permanenza a New York. Città bellissima, non c’è che dire, ricca di contraddizoni, pregi e difetti, ma da visitare assolutamente. E mentre tutti vanno in vacanza – meritata vacanza – qui si riprende il ritmo abitudinario dei giorni.

Nel frattempo, qui sotto, un mix di foto fra amici, presentazioni, libri e viaggi che mi riguardano da un nuovo social network cui sono stato invitato… c’è anche qualche foto "americaneggiante" che gli amici di FaceBook hanno già visto in anteprima.

Trovi altre fotografie come questa su Gli autori del Fantastico

Ciao,

L.